Peggy - A life for art

Colta, sofisticata, intrigante e milionaria. Da sempre appassionata del bello, la collezionista statunitense Peggy Guggenheim ha dedicato tutta la vita alla ricerca del talento e della genialità. È stata mecenate e musa ispiratrice di maestri che hanno rivoluzionato l’arte del novecento: dallo scultore dadaista Laurence Vail, suo primo marito, fino al surrealista Max Ernst, che incontrò a Parigi alla vigilia della seconda guerra mondiale e sposò in terze nozze nel 1941.

A raccontare la passione per l’arte di Peggy, contribuisce una casa museo davvero speciale: quel Palazzo Venier dei leoni affacciato su canal grande, a Venezia, che fu la sua dimora per 30 anni e che oggi custodisce autentici capolavori del contemporaneo. È proprio grazie a questi tesori che il centro cultural Palacio la moneda di Santiago del Cile ha potuto realizzare una mostra straordinaria come i maestri del modernismo. La collezione Peggy Guggenheim, che porta per la prima volta in America latina i pezzi storici della raccolta. Finora, infatti, in Cile il nome dei Guggenheim era noto soprattutto per l’impero minerario creato dal nonno di Peggy e ancora oggi celebrato dal solomon r. guggenheim di New York, il museo a spirale di Frank Lloyd Wright.

Peggy nasce a New York, come Marguerite, il 26 agosto del 1898. il padre Benjamin, ebreo d’origini svizzere tedesche, muore nel 1912, durante il naufragio del titanic. È la madre Florette Seligman, discendente di un’importante famiglia di banchieri, a crescere la giovane Peggy, che già a 21 anni, con la cospicua eredità del padre, comincia a viaggiare in Europa e si stabilisce a Parigi. Qui, negli anni Venti, l’entusiasta ereditiera americana conosce e frequenta artisti e intellettuali come Marcel Duchamp e Samuel Beckett.
 Quest’ultimo la convince ad acquistare solo arte contemporanea: comincia così la lunga avventura che porterà Peggy ad aprire la sua prima galleria e a diventare un punto di riferimento per le avanguardie. Fra il 1939 e il 1940, la collezionista si pone l’obiettivo di comprare un’opera al giorno. Il risultato di questa scommessa è la raccolta di capolavori che oggi si possono ammirare a Venezia e a Santiago del Cile. Si tratta dei quadri cubisti di Pablo Picasso e Georges Braques e delle tele surrealiste di Salvador Dalì e Max Ernst, tra cui lo strepitoso la Vestizione della sposa, che con le sue misteriose donne/uccello è uno dei pezzi più interessanti della collezione veneziana.

Negli stessi anni, Peggy acquista anche raffinatissime opere di pittori astratti come Paul Klee e Wassily Kandinsky. 
Durante la guerra Peggy torna a New York, dove apre la galleria/museo art of this century, e si avvicina alla nuova avanguardia neoespressionista acquistando i dripping (dipinti con “sgocciolature” e spruzzi di colore sulla tela) di Jackson Pollock, ora in mostra a Santiago del Cile. La raccolta cresce di pari passo con le esperienze di vita della collezionista: ogni opera segna un passaggio, una città o l’interesse per una nuova tendenza. Appena possibile, cioè alla fine della guerra, Peggy torna a Venezia, la città dove ha lasciato il cuore, l’unica «di cui innamorarsi».

È qui che nel 1948 scopre il magnifico e fatiscente edificio Palazzo Venier dei leoni, proprio a fianco della basilica di Santa Maria della salute, dotato di uno dei più grandi giardini di Venezia. Lo acquista e ne segue i restauri mentre alloggia nell’albergo di fronte, il Savoia & Jolanda, sognando di portare qui i masterpiece delle avanguardie europee e americane.
Nel 1948, viene invitata a partecipare alla prima biennale di Venezia dopo la guerra.

È proprio in quell’occasione che, in Italia, si vedono per la prima volta le opere di Hans Arp, Constantin Brancusi, Alberto Giacometti, Kazimir Malevic, Alexander Calder, Ernst, Jackson Pollock, Mark Rothko, Clyfford Still. La collezione viene esposta nel Padiglione della Grecia ai giardini e Peggy svolge finalmente la funzione divulgativa di un museo: un sogno che si realizza. Intanto, il palazzo è pronto e nel 1949 vi si trasferisce con i suoi inseparabili
cani e la sua collezione d’arte. La casa diventa ben presto un punto di riferimento internazionale e mondano per amici, artisti e intellettuali. Ogni sala è decorata da quadri e sculture. nella camera da letto al primo piano, accanto alla testiera del letto di Calder, c’è la sua sterminata collezione  d’orecchini d’artista. Sono le stesse sale che oggi sono aperte al pubblico e allestite come un museo con strepitose opere anche di artisti italiani, dai futuristi Giacomo Balla e Gino Severini al metafisico Giorgio de Chirico.

Anche la terrazza sul tetto è la stessa da cui la collezionista osservava albe e tramonti che lei stessa descriveva di un incantevole colore rosa. Una delle caratteristiche che più l’affascinavano di Venezia era la luce, unica al mondo, riflessa dalla laguna su palazzi e  architetture. Vivere in questa città, per Peggy, significava immergersi nell’arte e la sua casa museo altro non è che la pura incarnazione di questo bisogno.

 

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