Boetti - Il mondo si fa arte
Tre musei internazionali del calibro del Reina Sofia di Madrid, della Tate Modern di Londra e del Moma di New York celebrano Alighiero Boetti, uno degli artisti italiani più poetici e interessanti del XXI Secolo. L’esposizione Alighiero Boetti/Game Plan, a cura di Lynne Cooke, Mark Godfrey e Christian Rattemeyer, ricostruisce il percorso dell’artista, che esordisce con l'Arte Povera ma presto se ne distacca per intraprendere una personale e straordinaria ricerca. Esposte in una delle più importanti rassegne internazionali dedicate a un italiano del XX secolo, le opere di Boetti raccontano la storia affascinante di un uomo, con le sue ambizioni e ispirazioni, ma anche le atmosfere di un’epoca.
Boetti realizza opere che instaurano un rapporto diretto con la realtà da cui cerca di fare emergere la forza pulsante, l’energia vitale. È tra i primi a segnare il passaggio dall’oggetto d’arte da guardare all’opera che coinvolge lo spettatore, la sua sensibilità, le sue doti percettive, la sua intelligenza.
Di grande impatto la sezione della mostra dedicata alle carte geografiche lavorate a mano dalle donne di Kabul. Fra queste c’è Mappa (1971/1972), uno dei primi arazzi ricamati in Afghanistan, con il planisfero politico del 1969 e l’inserzione dei motivi decorativi delle bandiere entro i confini nazionali. In questo caso, Boetti si confronta con la geografia intesa come spazio concreto. Il suo lavoro è concettuale, ma sempre legato alla dimensione della realtà. «La mappa ricamata è il massimo della bellezza», ha detto nel 1974, «per questo lavoro io non ho scelto niente: il mondo è così com'è e non l'ho disegnato io, le bandiere sono quelle che sono e non le ho disegnate io. Quando emerge l'idea di base, il concetto, tutto il resto non è da scegliere».
Con la stessa filosofia ha deciso di raccontare in un libro, “semplicemente” elencandoli, i 1000 fiumi più lunghi del mondo o di incollare in tutte le combinazioni possibili francobolli di diversi colori e le cartoline con la Mole Antonelliana che spediva per tracciare tempi e luoghi. Tra gli aspetti più affascinanti di Boetti, infatti, c’è la capacità di reinventare nuovi mondi e narrazioni partendo da indizi della sua vita. È anche per questo che l’artista, scomparso nel 1994, è ancora così amato e celebrato.
Bianca Kaufmann